1.Biografia

 

FILIBERTO FARCI

Poeta, scrittore e politico di Seui

 

1 – La biografia

 

L’infanzia e la formazione

Filiberto Farci, “il sardissimo”, come lo definì Raimondo Bonu,  nasce il 24 dicembre 1882 a Seui. Qui, nel cuore della Barbagia e accanto ai genitori, Daniele, commerciante ed esattore delle imposte, e di Maria Luisa Todde, trascorre la propria infanzia.

Tredicenne si trasferisce a Cagliari per frequentare il ginnasio ed il liceo classico al “Dettori”.

Nel 1908 si laurea in giurisprudenza.

Nello stesso anno vince un concorso negli uffici esecutivi delle Finanze e due anni dopo, nel 1910 nell’Amministrazione provinciale dell’Intendenza di finanza. Nel 1911 consegue l’idoneità all’esercizio della professione notarile, che però non praticherà mai. Nello stesso anno si trasferisce per lavoro a Torino, dove si iscrive alla locale facoltà di lettere. Nella città piemontese conosce il poeta e storico letterario Arturo Graf.

Successivamente sempre il lavoro lo porta a Napoli, dove nel dicembre 1916 consegue la sue seconda laurea, in lettere. Qui conosce il critico e filologo Francesco D’Ovidio e il letterato e senatore Francesco Torraca, uno dei massimi esponenti della critica letteraria del periodo.

Il primo conflitto mondiale trova il Farci, convinto interventista, arruolato volontario col grado di sottotenente nel IV° Battaglione artiglieria di fanteria, di stanza a Torino. Ma non riuscirà mai a partire per il fronte. Infatti, durante gli accertamenti sanitari l’Ispettorato della Sanità Militare lo giudica inabile al servizio attivo a causa dei postumi dovuti ad una grave gastroenterite acuta, contratta nel 1902.

Nel 1917, lasciato l’impiego all’Intendenza di Finanza, si dedica all’insegnamento. Due anni dopo ottiene l’idoneità per la cattedra nei ginnasi e scuole medie. Insegna a Cagliari al Tecnico “Cima”, al Ginnasio “Dettori” e alla Scuola Normale Promiscua, poi si trasferisce all’Istituto Tecnico “Pietro Bordoni” di Pavia ed infine al Liceo “Carducci-Ricasoli” di Grosseto.

Nel 1926 si iscrive alla facoltà di filosofia dell’Università di Roma ma, pur completando l’intero corso di studi, non consegue la laurea, perché in sede di discussione di tesi si rifiuta orgogliosamente di indossare la camicia nera, oramai imposta dal sempre più opprimente regime fascista.

Nel giugno 1929 convola a nozze con Antonietta Paderi, che un anno dopo gli dà l’unico e amatissimo figlio, Jolao, oggi noto e apprezzato ingegnere e architetto.

L’estremo rigore della dittatura fascista inizia a creare i primi problemi anche al nostro Filiberto. Infatti, essendo il settore dell’istruzione sottoposto sempre più alle pressioni da parte del regime, di lì a poco, per sfuggire alle dure ed inaccettabili imposizioni fasciste, è obbligato a lasciare l’insegnamento delle materie letterarie. Dopo la frequenza di un corso presso l’Accademia Albertina di Roma consegue il diploma e l’abilitazione all’insegnamento di storia dell’arte.

Ma l’oppressione dello squadrismo fascista il Farci la subisce fin dal suo soggiorno a Grossetto, quando nel 1921, nella cittadina toscana, oltre a un duro contrasto con un tale Marchi (sfociato in duello), contro la sua abitazione furono sparati diversi colpi di pistola.

Nel 1930 decide di chiudere definitivamente la sua esperienza da docente e ritorna al suo vecchio impiego, nei ruoli dirigenziali dell’amministrazione finanziaria cagliaritana, che non abbandonerà più fino alla pensione, quando raggiunge il vertice della carriera come vice-intendente generale e poi intendente con destinazione Roma (ma che non poté raggiungere per questioni belliche).

L’abbandono delle cattedre rappresenta per quest’uomo un profondo dispiacere. Grazie alla sua forza, che gli viene dall’orgoglioso spirito barbaricino, riesce però a continuare la sua attività di insegnante, non più tra i banchi di scuola ma con le sue opere letterarie. Infatti, da quell’istante si dedica in prevalenza alla narrativa per ragazzi. In questa sua nuova missione fu tanto il suo impegno e la passione che in poco tempo arrivò ad essere considerato come il più importante scrittore per la gioventù del periodo.

 

Giuseppe Deplano

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