4.Il politico

FILIBERTO FARCI

Poeta, scrittore e politico di Seui

 

4 – Il politico

 

 

Filiberto Farci è un uomo generoso, cordiale, aperto. Pur impegnato in prima fila nelle battaglie sociali e politiche, che caratterizzano questo difficile periodo storico, ha sempre il grande torto d’essere troppo modesto e di rifuggire la ribalta.

Amico fraterno di Francesco Ciusa e di Sebastiano Satta, vero oracolo di Emilio Lussu e strenuo propugnatore della autonomia della Sardegna, Filiberto, giustamente, risulta annoverato tra i veri antesignani del movimento autonomista, precedente alla fondazione del Partito Sardo d’Azione. Nonché tra i primi che denunciarono apertamente i problemi e le speranze del popolo sardo. Nei suoi scritti traspare sempre la sua profonda personalità fiera, orgogliosa e generosa, che mai indietreggia davanti a nessuna difficoltà, pur di lottare per un nobile ideale quale è una “Sardegna libera e autonoma”. Tanto è grave la situazione, che in uno scritto del 1918, sottolineando la necessità di un’autentica e reale autonomia dell’isola, arriva addirittura a indicare come soluzione praticabile una rivoluzione, simile a quella irlandese del 1916-1922.

In Sardegna il primo dopoguerra porta a maturazione numerosi processi, già in corso dal secolo precedente. In questo contesto, di grande fermento popolare, assume una propria dimensione il Movimento degli ex-combattenti che, sviluppatosi nella nostra isola alla fine del conflitto, nell’isola riesce ad acquisire una notevole forza, indispensabile per lottare per un rinnovamento nella vita sociale, politica ed economica. Per vedere la nascita del Partito Sardo d’Azione bisognerà però aspettare il quarto congresso del Movimento, che si svolge il 17 aprile del 1921, a Oristano, nella Sala Grande dell’ex-convento degli Scolopi.

A questo nuovo soggetto politico Filiberto Farci partecipa subito in prima linea, con il suo comportamento fiero e irriducibile che rappresenta, sempre, l’espressione intransigente dell’autonomista convinto.

Ma questo vibrante periodo di emozioni e di speranze si spegne con l’avanzare del fascismo. Nel 1923 Mussolini invia nella nostra isola come plenipotenziario il generale e prefetto Asclepia Gandolfo con il compito di fagocitare l’irruento movimento sardista. Tra i sardisti che vi aderiscono troviamo Paolo Orano e lo stesso Egidio Pilia.

In quegli oscuri momenti della storia della nostra Sardegna e dell’Italia alcuni personaggi di spicco del sardismo militante partono in esilio all’estero, altri come Emilio Lussu vengono perseguitati, confinati o deportati. Oppure restano uccisi come Efisio Melis e i fratelli Fois di Portoscuso. Altri ancora si ritirano in silenzio e disparte. Filiberto Farci rimane in Sardegna, stabilendosi definitivamente a Cagliari. Ciononostante, mai accetta di prendere la tessera del Partito Nazionale Fascista. È anche per questo motivo che si trova costretto a lasciare l’insegnamento. Ma, sta solo in disparte, non in silenzio! Durante il ventennio continua a scrivere, eleggendo preferibilmente come destinatari delle sue opere i più giovani, ai quali intende affidare il suo messaggio di amore per la Sardegna. Fu questo il suo modo di continuare a stare in trincea, per tener alto il vessillo dei principi e tener accesa la fiamma, alimentandola sempre, perché resti sempre viva, in particolare tra i giovani, che saranno i protagonisti del futuro, anche perché dovranno essere loro a guidare la ripresa del cammino democratico e libertario della nostra nazione. Di questa sua scelta Peppino Barranu scrisse: “Nei tempi del silenzio, Farci indicò, con l’esempio, come si può resistere, e come si può restare al posto di combattimento in difesa dei propri ideali e delle proprie speranze, specialmente quando questi sono speranze e ideali del popolo al quale si appartiene. Lui, ogliastrino tenace, al suo posto di combattimento sardista ci stette con estrema dignità”. Durante il “ventennio”, nonostante la stretta sorveglianza, Farci riesce a mantenere i contatti con numerosi antifascisti, alcuni dei quali in esilio all’estero, tra cui lo stesso Emilio Lussu, al quale è legato da una profonda stima e amicizia.

 

La riconquista della democrazia

Con la liberazione della Sardegna Filiberto Farci è tra i rifondatori a Cagliari del Partito Sardo d’Azione. Nell’ottobre 1944 è consigliere comunale e successivamente assessore alle finanze e tasse nella giunta guidata da Cesare Pintus, la prima della Cagliari liberata. Due anni dopo assume l’incarico di primo segretario dei “quattromori” in città.

Nel secondo dopoguerra il Partito Sardo d’Azione, che sembra uscito dal conflitto come il più forte tra quelli dell’isola, va invece incontro al periodo sicuramente più buio della sua lunga e travagliata vita. Infatti, al suo interno tanto è forte e profondo il dissidio ideologico, che si arriva ad un’inevitabile e altrettanto dolorosissima lacerazione tra la componente minoritaria, social – popolare lussiana e quella moderata – conservatrice del nuovo gruppo dirigente, guidata da Giovanni Battista Melis, vicino alla borghesia urbana e rurale. Questa situazione di acceso conflitto continua in questi anni difficilissimi, nei quali la nostra isola con l’intera nazione sta muovendo i suoi primi passi di rinascita dopo il buio del  “ventennio fascista” e la guerra.

La dolorosa scissione all’interno del partito si consuma nella serata del 4 luglio 1948, durante i lavori del IX Congresso, convocato a Cagliari, nei locali della Manifattura Tabacchi (ex-Cinema Due Palme), in viale Regina Margherita. Dopo l’ennesimo confronto Emilio Lussu, accompagnato tra gli altri da Filiberto Farci, Peppino Obino, Gianfranco Contu, Dino Giacobbe, Peppino Asquer (il “conte rosso”) ed altri congressisti e simpatizzanti, esce per strada, per raggiungere in corteo il corso Vittorio Emanuele, a pochi passi dalla piazza Yenne. Qui, nei locali di una sezione sardista, nel cuore della notte, si costituisce il Partito Sardo d’Azione Socialista, con segretario regionale Antonio Francesco Branca. La sede del nuovo sodalizio politico, successivamente, viene trasferita in via Sonnino. Organo di stampa della nuova formazione è “Riscossa sardista”. La sua bandiera è sempre quella dei quattro mori, ma con il bordo rosso anziché nero e di un nastro tricolore al posto di quello bianco-rosso. Al momento della scissione diverse fonti del periodo attribuiscono alla nuova formazione ben 132 sezioni, tra cui quelle di Carbonia, Monserrato, Dolianova, Sestu, Sant’Antioco e Cagliari. Il nuovo partito conta su una forte presenza nella stessa città capoluogo di regione, con circa 5 mila iscritti, e nella sua provincia, ma risulta quasi assente nelle altre due province di Sassari e Nuoro. 

Filiberto Farci fa parte a pieno titolo della nuova formazione politica, nella quale ricopre importanti incarichi in seno alla segreteria politica. Il 12 marzo del 1949 nel teatro “Due palme” a Cagliari si apre il X° congresso del Partito. Decimo come continuità con il Movimento degli ex-combattenti e la tradizione sardista. I lavori dell’assise si concludono con l’elezione dei nuovi quadri del partito, con il Nostro che viene eletto nel Consiglio.

Nel maggio 1949, in occasione dell’elezione del primo Consiglio Regionale della Sardegna, si presenta candidato nel collegio di Nuoro, con la lista del Partito denominata “Forza paris”. In questa circostanza non viene eletto, ma ha la grande soddisfazione di riuscire riportare un plebiscitario successo a Seui, il suo caro paese natio. Nella prima legislatura dell’Assemblea regionale sarda il Psd’AS ottiene tre seggi ( Lussu, Asquer e Sanna), tutti conquistati nel collegio di Cagliari. Il posto di Lussu, per incompatibilità essendo già senatore viene preso dal giovane Armando Zucca, scomparso nel 2007. I voti riportati da questa giovane formazione politica sono 38.081, pari al 6,6 %. La storia del Partito sardo d’azione socialista si chiude definitivamente nell’autunno dello stesso anno, dopo soltanto 489 giorni di vita, con il suo scioglimento e la fusione con il Partito socialista Italiano.

Filiberto Farci è l’unico esponente di primo piano del partito a dissociarsi apertamente da tale scelta e, per la prima volta, dalla stessa linea politica lussiana. Questo strappo tra i due uomini politici sardi è tanto intenso e lacerante che Farci paragona il “cavaliere dei rossomori” a “Saturno che mangia le sue creature”. In seguito a questi avvenimenti, l’intransigente barbaricino decide di chiudere il suo lungo e intenso impegno politico. Infatti, rimane talmente e profondamente disgustato dai toni oramai mostruosi assunti già allora dalla politica, che decide di ritirarsi a vita privata. Ma, nonostante sia uscito dalla scena politica attiva, continua a occuparsi dei problemi della sua amata isola attraverso i suoi scritti che vengono pubblicati su diverse testate.

Ma, il fiero spirito combattente che sta in lui non ha ancora deposto definitivamente le armi della battaglia politica. Infatti, nel 1953 ritorna in campo, entrando nella lista di Alleanza Democratica Nazionale guidata dai deputati liberali Giuseppe Nitti e da Epicarmo Corbino, che si presenta in opposizione al progetto democristiano su una riforma elettorale in senso maggioritario (“legge truffa”). La nuova norma viene approvata dalla Camera, in un clima tutt’altro che idilliaco, il 20 gennaio 1953 e il 29 marzo anche dal Senato. Il 31 marzo il nuovo provvedimento venne promulgato dall’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che di lì a poco sciolse anzitempo anche le Camere. Nel tentativo di acquisire questo premio nelle elezioni politiche del 7 e 8 giugno 1953 si registrò un apparentamento tra Democrazia Cristiana e i Partiti Socialista Democratico, Repubblicano e Liberale. A questa alleanza parteciparono anche il Sudtiroler Volkspartei e il Partito Sardo d’Azione. Ma, nelle urne il meccanismo non scattò, in quanto le forze apparentate ottennero solamente il 49,8 % dei voto, mancando all’appello per circa 54 mila voti. Le due liste (Up e Adn) raggiunsero appena l’1% dei suffragi, …ma riuscirono nell’intento. In Sardegna i contraccolpi a questo flop furono molto sentiti, con il Psd’Az che quasi dimezzò il suo consenso. Il 31 luglio 1954 questa legge maggioritaria venne abrogata. Filiberto Farci aveva vinto anche questa sua ultima battaglia di vera democrazia.

Questo fiero seuese e autentico condottiero barbaricino conclude la sua vita terrena il 18 febbraio 1965, a Cagliari, stroncato da un infarto, all’età di 83 anni. Il suo corpo riposa nel Camposanto monumentale di Bonaria.

 

Questo precursore dell’autonomismo scompare un po’ in sordina, nonostante la sua infaticabile attività da vero protagonista di primo piano, profusa nei vari campi della cultura e dell’impegno politico sardo e nazionale della prima metà del XX° secolo. Due giorni dopo la sua morte così veniva ricordato nelle pagine del quotidiano L’Unione Sarda: “La sua attività letteraria e giornalistica risentiva di una sardità convinta e ribelle, che dava ai suoi scritti una costante vivacità polemica. – Era di una sensibilità morale quasi esasperata: un galantuomo che non ha mai ceduto alle lusinghe ed a violenze. Merita il rimpianto commosso degli amici”.    (Giuseppe Deplano, copyright © 2010  – riproduzione riservata)

 

 

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